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SVCCY

L'Evoluzione della Vaporwave: La Visione Artistica di Svccy

Scritto dalla Redazione
20/11/2024

IN QUESTO ARTICOLO SCOPRIRAI

  • Chi è Svccy

  • Il suo processo creativo e le sue opere migliori

  • Cosa ne pensa dell'estetica vaporwave

  • I suoi progetti futuri

Esterno della personale “DYSTOPIAN CONSTRUCTION” Londra, courtesy of Svccy.jpg

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Svccy, un talento affermato nel mondo degli aesthetics e della creatività digitale. Svccy ci ha raccontato il suo percorso, le ispirazioni dietro le sue opere e la sua visione unica nel creare contenuti che fondono arte e identità visiva.​​

Cosa ti ha portato a scegliere l'arte digitale come mezzo espressivo principale? C'è stato un momento o un'esperienza che ha segnato il punto di svolta per la tua carriera?

Nonostante sia sempre stato affascinato fin da piccolo dalla tecnologia, dall’arte e dalla musica (ambito da cui provengo visto che ho una laurea in clarinetto classico) la scoperta della Vaporwave, corrente musicale nata su internet attorno al 2011/2012 e la sua diretta declinazione nell’arte visuale l’Aesthetic, mi hanno portato a scegliere e sviluppare l’arte digitale come
mezzo espressivo principale. Inizialmente ho iniziato a lavorare su collage digitali attraverso l’utilizzo di Photoshop e successivamente mi sono spostato verso la grafica 3D, strumento che tutt’ora utilizzo. Sono due le esperienze che in questi ultimi anni hanno permesso di dare
lustro alla mia arte e di far conoscere il mio lavoro ad un ampio pubblico: Tra febbraio e marzo del 2023 ho esposto al W1 Curates di Londra in Oxford Street con una personale dal titolo “DYSTOPIAN CONSTRUCTION” curata dalla mia galleria di riferimento in Italia Zanini Arte.

A dicembre del 2023 ho lavorato come scenografo per l’allestimento delle opere “Norma” e “Nabucco” all’interno della stagione “Trilogia d’Autunno” di Ravenna Festival. Le opere sono state dirette dal M° Riccardo Muti e suonate dall’Orchestra Cherubini.

Le tue opere mostrano un'estetica ben definita. Quali movimenti artistici, visioni o esperienze personali hanno maggiormente influenzato il tuo stile unico?

Sicuramente la Vaporwave/Aesthetic ha giocato un ruolo chiave nel plasmare la mia visione artistica. I temi che esploro attualmente nelle mie opere, sia statiche che animate, come l'iperconsumismo, l'isolamento sociale, la spersonalizzazione dell'individuo, l'urbanizzazione e il degrado del territorio, sono tutti aspetti che la Vaporwave ha affrontato a suo tempo. Inoltre, l’uso della statua classica, che nella Vaporwave è presente ma non centrale, nella mia poetica diventa un elemento essenziale, fulcro di tutte le mie creazioni, fino a trasformarsi in un tratto distintivo che rende le mie opere immediatamente riconoscibili al pubblico.


Altro movimento artistico sicuramente che mi ha permesso di sviluppare diverse tematiche e suggestioni nelle mie opere è il surrealismo. La musica poi (sia colta che non) ha avuto una forte influenza sullo sviluppo dalla mia estetica e lo ha tutt’ora, infatti spesso diverse opere nascono da suggestioni musicali e non visive.

Nel tuo lavoro hai già sperimentato l'uso dell'intelligenza artificiale. Come vedi l'evoluzione di questa tecnologia nell'arte? Pensi che l'AI possa trasformare radicalmente il processo creativo, rendendolo più accessibile o addirittura ampliandone i confini?

Il mondo del web 3.0 offre un ventaglio di possibilità straordinarie: l'intelligenza artificiale, insieme a tecnologie come i metaversi e la blockchain, sta aprendo nuove strade nella creazione artistica, rendendo accessibili strumenti e linguaggi che prima erano impensabili.


Tuttavia, guardo a queste innovazioni con entusiasmo, ma anche con un occhio critico. La rapidità con cui si sviluppano presenta rischi, soprattutto se non gestita in modo etico e a misura d'uomo. L'AI può davvero trasformare il processo creativo, ampliandone i confini e permettendo a molti più individui di esprimersi artisticamente, ma è fondamentale che venga utilizzata come uno strumento che arricchisce e non come un elemento che sostituisce completamente l'intervento umano. In un contesto in cui l'uso dell'AI rispetta l'essenza e l'individualità dell'artista, può essere un alleato potente. Ma se impiegata senza consapevolezza o con fini esclusivamente commerciali, rischia di minare l'autenticità e l'unicità del processo creativo. La chiave sta nell'utilizzare queste tecnologie in modo responsabile, mantenendo sempre l'essere umano al centro del percorso artistico.

Il tuo lavoro combina elementi 2D e 3D. Come scegli quali tecniche utilizzare per una specifica opera, e come queste influenzano il messaggio che vuoi trasmettere?

Negli ultimi anni, ho scelto di concentrarmi esclusivamente sulla grafica 3D, poiché mi offre una maggiore libertà espressiva nella creazione delle mie opere, sia statiche che animate. Questa tecnica mi permette di esplorare con più profondità il senso di tridimensionalità e di spazialità, rendendo i miei lavori più immersivi e complessi.


La collage art, invece, è stata una parte fondamentale dei miei primi passi come artista, quando lavoravo con collage digitali di foto. Non considero la grafica 3D superiore alla collage art 2D: entrambe le tecniche hanno il loro valore e portano a risultati estetici differenti. La scelta tra l'una e l'altra dipende dal messaggio che voglio trasmettere e dal tipo di esperienza visiva che desidero creare. La 3D mi offre un senso di realismo e di dinamismo, mentre la collage art permette un’esplorazione più astratta e frammentata della realtà.

Le tue opere spesso riflettono una critica alla società contemporanea. C'è un'opera specifica che senti rappresenti al meglio la tua visione del mondo attuale?
Esiste invece un’opera che è ormai distante dal Svccy di oggi?

Una delle opere che rappresenta al meglio la mia visione attuale del mondo è l’opera “Runaway”. L'avvento del web 3.0, che sta cambiando e cambierà radicalmente il nostro modo di vivere nei prossimi anni e decenni, sta spingendo l'uomo a cercare di liberarsi dagli schemi mentali e culturali che l'hanno incatenato in una realtà caotica e segnata da profonde disuguaglianze sociali. Ma davvero queste nuove tecnologie riusciranno a risolvere i problemi esistenziali dell'uomo e dell'ambiente che lo circonda?


In “Runaway”, la statua rappresenta l'uomo contemporaneo immerso in un ambiente desolato, ricoperto di graffiti che richiamano un mondo sfruttato e cementificato all'estremo. La solitudine del busto incarna l’isolamento che caratterizza l’essere umano oggi, reso paradossalmente più solo dall’illusoria connessione offerta dai social media.


Il visore indossato dalla statua simboleggia la via di fuga dell’uomo attraverso il progresso tecnologico, proiettandolo nel metaverso e nel web 3.0, dove l’individuo può crearsi infinite realtà attraverso il proprio avatar. Tuttavia, questa fuga digitale ha una durata limitata: un errore riporta la statua alla realtà, obbligandola a fare i conti con i suoi problemi irrisolti.


La vera sfida dell’uomo, quindi, è quella di utilizzare queste nuove tecnologie in modo etico e consapevole, trovando un equilibrio che possa realmente migliorare il mondo e risolvere le questioni sociali che lo affliggono.

Ti è capitato di dover bilanciare la tua visione artistica con le esigenze commerciali delle collaborazioni a cui hai preso parte? Quale di queste ti ha arricchito di più come persona o come artista?

Sì, mi è capitato spesso di dover bilanciare la mia visione artistica con le esigenze commerciali delle collaborazioni a cui ho preso parte. Quando si lavora con grandi aziende o marchi, ci si confronta con un contesto diverso rispetto alla pura espressione artistica personale. In questi progetti, l'obiettivo principale è quasi sempre la valorizzazione del brand, il che significa trovare un punto d'incontro tra la propria creatività e i valori che il marchio vuole comunicare. 


Queste esperienze, pur presentando sfide, sono state estremamente arricchenti sia dal punto di vista artistico che personale. Ho imparato a confrontarmi con nuove prospettive, a comprendere meglio le dinamiche del mondo commerciale e a sviluppare un approccio più
flessibile alla mia creatività.


L’esperienza che mi ha arricchito di più e mi sta arricchendo tutt’ora è una grossa collaborazione su cui sto lavorando da mesi in America a Las Vegas per un evento che si
terrà a novembre. Purtroppo non posso dire altro a causa di un accordo di riservatezza. In ogni caso questa collaborazione mi ha permesso di vedere come lavorano all’estero e di poter lavorare su particolari schermi su cui non avevo mai messo mano.

Dopo aver discusso delle sue opere, gli abbiamo rivolto alcune domande sulla vaporwave, approfondendo sia in quanto Aesthetics che il suo ruolo come corrente artistica.

L'estetica Vaporwave è un punto di partenza deliberato per il tuo processo creativo o è un risultato naturale delle tue esplorazioni artistiche?

L'estetica Vaporwave rappresenta per me sia un punto di partenza consapevole che un risultato naturale delle mie esplorazioni artistiche. Ho scelto di ispirarmi a questa corrente visiva, nata tra il 2011 e il 2012, per la sua capacità di evocare una profonda nostalgia attraverso temi legati agli anni '80 e '90, come i sistemi operativi, le console per videogiochi, i busti romani, i centri commerciali abbandonati e gli elementi della cultura giapponese, il tutto immerso nelle tipiche sfumature viola e rosa.


Tuttavia, a differenza delle immagini più classiche della Vaporwave, il mio approccio si distingue per una tonalità più oscura e introspettiva. Le mie opere non si limitano a riprodurre un'estetica nostalgica, ma riflettono piuttosto la condizione umana nella società contemporanea. Attraverso l'uso di statue spesso senza volto o coperte da oggetti, cerco di rappresentare la perdita di identità dell'individuo, costretto a confrontarsi con una realtà inautentica, dominata dalla tecnologia e dall'ultraconsumismo.


Quindi, mentre l'estetica Vaporwave funge da base per il mio lavoro, il mio processo creativo va oltre, utilizzandola come strumento per esprimere una critica più profonda sulla società di oggi. È un mezzo attraverso il quale posso esplorare temi come l'illusione di una vita libera e autodeterminata e la tendenza alla serializzazione dell'identità, rendendo il mio percorso artistico un viaggio che prende spunto dalla Vaporwave ma si evolve verso una visione personale più profonda e critica.

Come vedi l'evoluzione della Vaporwave e la sua influenza sulla cultura digitale? Credi che il movimento abbia ancora rilevanza o si stia evolvendo in qualcosa di diverso? Secondo te, perché in Italia non si è sviluppata tanto quanto nel resto del mondo?

La Vaporwave, insieme ad altre correnti sviluppatesi nello stesso periodo come la Retrowave, ha esercitato un'influenza profonda sui media degli ultimi decenni. Basta osservare serie TV, programmi televisivi, grafiche, e persino il mondo della moda per notare l'impatto di queste estetiche. Tuttavia, nonostante il contributo significativo che hanno dato alla cultura digitale, non è mai stata riconosciuta loro la giusta importanza e, per la maggior parte della popolazione, queste correnti non esistono neanche.

Oggi, il movimento Vaporwave ha perso parte della sua rilevanza perché molti dei suoi principali esponenti, soprattutto dal punto di vista musicale, hanno sviluppato un proprio stile, distanziandosi dalle radici della Vaporwave. Come accade per molte correnti nate su internet, la Vaporwave ha attraversato il suo ciclo di popolarità e si è trasformata in qualcos'altro. Un esempio di evoluzione diretta potrebbe essere il fenomeno delle "backrooms," che mantiene alcuni elementi dell'estetica Vaporwave ma li rielabora in una nuova direzione.


In Italia, purtroppo, la Vaporwave non ha mai avuto una vera e propria affermazione. Ciò è dovuto al disinteresse generale verso le tematiche trattate, alla presenza di pochi artisti che l'hanno praticata e alla scarsa organizzazione di eventi che potessero diffonderla a un pubblico più ampio. Di conseguenza, è rimasta un fenomeno di nicchia, mentre in altri paesi è riuscita ad avere un impatto più visibile e duraturo.

Abbiamo concluso la nostra chiacchierata con un'ultima domanda.

Hai qualche novità in serbo per il tuo pubblico? C’è un nuovo progetto di cui vorresti parlarci?

Come detto precedentemente sto lavorando ad un grosso progetto in America per un evento a Las Vegas e oltre alle varie fiere d’arte nel nord Italia, in cui saranno esposte le mie opere fisiche all’interno della galleria Zanini Arte, prossimamente esporrò due miei trittici uno a Saint-Laurent-du-Var in Francia all’interno del CAP3000 (centro commerciale più grande di Francia) e l’altro a KEEL square a Sunderland in Inghilterra.

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